martedì, 23 giugno 2009

Gli amici sono i fratelli che ti scegli. O le sorelle.  La mia amica N, 38 anni,  viveva ancora  con i suoi ed essendo l'unica single della famiglia era anche quella che si occupava dei genitori, che teneva a posto la casa, che badava ai figli del fratello... insomma era figlia, badante, babysitter, factotum e quant'altro fosse necessario: era una single e per lei poteva applicarsi- in qualsiasi occasione -  il teorema "non hai famiglia, quindi puoi pensarci tu", indipendentemente dal fatto che lavorava sodo e quello che le serviva se l'era guadagnato, da sempre.

Subito dopo Pasqua era andata via di casa, stanca di questa situazione e per via di G., il suo uomo. Semplicemente non approvavano la sua scelta di "avere un uomo": tutto quelllo che avranno potuto pensare sulla sua relazione con G. (un ragazzo serissimo, tranquillo, dolce e gentile...tra l'altro) non aveva molta importanza, in fondo.

N. non poteva sopportare questa assurda ingerenza nella sua vita e naturalmente provò a capire, a ragionare, a cercare di spiegare, fino a quando realizzò che non c'era proprio niente da capire o da spiegare. Era la sua vita e dovevano farsi da parte.

L'ho vista disperata e preoccupata. Da quando era andata via non una telefonata, non un interessamento da parte dei suoi. Nulla di nulla. Era come se l'avessero voluta dimenticare, come se si fossero tolti un peso. Era davvero tutto lì il bene che provavano nei suoi confronti? Come può una madre comportarsi così con una figlia? Come può accettare che si spezzi un legame che dovrebbe essere sacro? Non esistono motivi tanto gravi perchè una madre possa decidere di rinunciare ad un figlio, tanto meno ad una figlia.  

Lei la prende malissimo: "io non sento nessun bisogno di chiamarli".

La notte di  Pasquetta ha dormito in una macchina. Non voleva dare fastidio a nessuno, N., nemmeno a G., nemmeno ai suoi amici. E poi, come sempre, si è rimboccata le maniche: ha cominciato a lavorare... un po' qui un po' là... poi la casa, poi un lavoro, temporaneo, per tre mesi, per l'estate, ma un vero lavoro. In Sardegna.  Credevo che le storie così non succedessero più, credevo che le donne fossero troppo paurose per prendere decisioni come quella di N: lasciare la casa in cui "hai tutto" quello che ti serve per partire e vivere la "tua" vita e non la vita dei tuoi genitori, di tuo fratello...

Qualche secolo fa sono scappata anch'io e per questo capisco benissimo cosa si prova: la libertà non ha davvero prezzo, ma in questi tempi di playstation, di Iphone, sembra che siano cose di un altro pianeta: ho idea che molte persone che conosco ci penserebbero due volte prima di rinunciare alla puntata di Dr House su Sky, sul 42 pollici di famiglia...

Quando un amico parte ci si resta male, non c'è niente da fare. Sono felicissima per lei e G., spero che trovino tutto il bene che si meritano.

Ciao N. fa' la brava!

 

 

 

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sabato, 25 ottobre 2008

Nella mia casa i ragni sono intoccabili. Ogni tanto tiro via le ragnatele, che trovo piene di minuscoli moscerini mentre il ragno corre a rifugiarsi poco lontano: quando ho finito lascio che ricominci a tessere la sua tela, che si riempirà nuovamente di minuscole creature, che io toglierò… e così via. Fantastiche creature, i ragni, delicate e pazienti e, al contempo, predatrici determinate e implacabili: una sintesi di delicatezza e di forza, di pericolo e protezione. Quando la mia amica GB mi ha chiesto di accompagnarla a Napoli per vedere la prima mostra organizzata in Italia delle opere di Louise Bourgeois le ho chiesto: “La Bourgeois? E’ quella dei ragni?” e siamo partite subito.  Abbiamo percorso a piedi il tragitto dalla stazione di Piazza Garibaldi al museo di Capodimonte (abituate alle lunghe passeggiare con le nostre cagnone), ammirato fontane e chiese del Seicento e vicoli e scalinate illuminate dalla bella giornata di sole. Abbiamo pure bevuto quel caffè che quando lo bevi con un napoletano, magari a Roma o a Milano o in qualsiasi altro posto del mondo, foss’anche nella favolosa città di Moka, immancabilmente, ti dice: “beh-non-è-come-quello-che-fanno-a-Napoli”.  La mostra comincia con il secondo pezzo più bello: Maman, il ragnone alto nove metri che occupa uno dei cortili dello splendido palazzo di Capodimonte.  Se ne sta lì, con le sue zampone di acciaio nere e lucide e noti che hanno fatto dei buchi sul basolato per installarlo.  Le didascalie spiegano che la “maman” dell’artista era una tessitrice ed in quel ragno, Louise Bourgeois vede la sua mamma, paziente delicata, un’amica in cui cercare protezione. Cammino sotto le zampone della ragnona e vedo le numerose uova di marmo di Carrara bianche: appaiono dentro la sacca che l’artista ha forgiato con delicatezza, una rete robusta e nera che protegge quelle uova candide e fragili. Maman s’impadronisce degli spazi, prepotente e bellissima: i visitatori ne sono proprio intimoriti.  Sebbene lo spazio libero da Maman sia certamente esiguo tutti girano intorno alla ragnona e nessuno osa avventurarsi sotto le zampone. Aracnofobia?  Maybe. Io so che il cortile visto da sotto a quelle zampone è bellissimo e mi sembra di essere protetta da una corazza. E non riesco a capire perché mai nessuno passa in mezzo alle gambe di Maman (rileggo quest’ultima frase e mi accorgo che avrei dovuto scrivere “zampe”). Non riusciamo a spostarci da lì; GB decide di scrivere ancora qualche appunto ed io rispondo a una telefonata restando sotto la Maman: “Che bello sentire la tua voce, da qui”. La “sala Raffaello Causa” contiene le opere “sospese” della Bourgeois. E’ tutto un ruotare di corpi sospesi nel vuoto (per vostra sicurezza raccomandiamo di non passarci sotto…). l’Arch of Hysteria è al centro, dorato e lucido, un corpo senza testa inarcato come a fare una capriola al’indietro a formare un cerchio mentre i piedi e le mani si uniscono, una creatura che reagisce alla stasi, all’immobilità, alla rassegnazione e cambia ad ogni istante: provi a fotografarlo nella tua mente e lui ha già cambiato posizione perché ruota appeso a quel filo. E’ la vita che si muove, opposta alla morte dell’immobilità.  Nella stessa sala, però, la Bourgeois continua a svelarci il suo senso della protezione, della casa: due bozzoli di acciaio, formati da tubi che si avvolgono a spirale sembrano nidi (di ragno?) e ci sono altri nidi, bozzoli… E poi le parti del corpo in gomma (legs), più arredamento che scultura. Tutto è sospeso, anche quelle maledette teste di alluminio rivestite di stoffe, quei manichini di spugna, di piccoli pezzetti di stoffe che se ne stanno appese, teste all’ingiù, inquietanti come l’idea di morte che ispirano. Brutte, piccole e brutte. Niente a che fare con Maman. Signora Bourgeois, mi dica: perché ha smesso di forgiare i suoi meravigliosi ragni? In fondo alla sala c’è un video in cui Lei parla, ma non so cosa dica perché non m’interessa sentirla: un artista non ha che le sue opere per parlare. Ci allontaniamo pensando che la mostra sia finita. E invece no. La signora novantasettenne ha scelto Capodimonte, lontano dai circuiti “artistici” più convenzionali perché ha voluto inserire le sue opere tra quelle custodite nello splendido scrigno del palazzo. E’ stato come voler dire: “Tu, mia cara, sei venuta qua a vedere le mie opere, imprigionata nella tela di Maman che sapevo quanto ti piacesse, ed io ti farò capire quanto sei scema”. Eh sì. A Capodimonte c’è Luca Signorelli, Giorgio Vasari, il Pontormo… uno splendido Caravaggio e tu cosa vai a cercare? Le piccole bambole di alluminio di Louise Bourgeois, rivestite di stoffe multicolori. Non ci sono teche a custodire le tele di Raffaello Sanzio (eh sì: c’è pure lui), ma ci sono vetri blindati a custodire una specie di bambolotto che raffigura una femme incinta di sì e no trenta centimetri, in alluminio rivestito di una stoffetta rosa che sembra una specie di Barbie dei poveri, con il bambino visibile nella pancia di tulle.  I bambolotti di Louise sono parecchi e piuttosto ridicoli in questa installazione, tra un Lanfranco e la bellissima “parabola del cieco” di Peter Bruegel il Vecchio (ragazza: vogliamo scherzare?). “E non fare tante storie, perché, se non era per Maman, nemmeno lo sapevi che c’era il Bruegel dei Contadini a Capodimonte” penso tra me e me.  Giriamo tutto il primo piano della mostra. Ogni tanto le opere della Bourgeois appaiono in mezzo ad una tela del Settecento, una scultura del rinascimento, un salottino di porcellana (ma per che cosa l’avranno usato, i Borboni, quello splendido, peccaminoso, salottino?): ci paiono più che altro imbarazzanti.  Per fortuna, tra un bambolotto e dei quadretti tipo bricolage appare, perse ormai le speranze, l’opera più bella. Stavolta per l’installazione non hanno deturpato lo splendido parquet ma l’hanno appoggiato su una pedana, tra gli arazzi che sembra avere tessuto lui stesso. E’ questo, secondo me, il pezzo più bello della mostra. Al secondo piano, quasi al buio, proprio come farebbe se fosse vero, c’è il meraviglioso “Crouching spider”, il ragno che sembra muoversi pronto a  rannicchiarsi (o attaccare?) bellissimo, contorto, grande.  Io e GB decidiamo di andarcene, prima di imbatterci in un altro bambolotto di pezza rosa. Bellissimi i ragni, bellissimo il palazzo: Madame Bourgeois, please, continui con i suoi ragnoni.

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categoria:napoli, louise, i , ragno, capodimonte, bourgeois, crouching spider, mostra italia
mercoledì, 08 ottobre 2008
Avevo perso la password. E fin qui nessuna meraviglia. Il problema è che quando il sito, dopo avermi fatto la consueta domanda di identificazione "qual è il cognome che tua Zia Teresa aveva dato al suo pappagallino, quando aveva tredici anni?"  mi ha inviato un'e-mail. E ormai ho talmente tanti indirizzi di posta elettronica che non ho la minima idea di dove possa avere inviato 'sta password. Poi, per fortuna, me la sono ricordata... ed eccomi tornata.
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giovedì, 29 maggio 2008

                                                          casetta  hansel e gretel

 

Io:

"Non credo sia giusto  interrogare il figlio dei nuovi vicini, con la scusa della crostata-che-hai-fatto-tu, su quanto hanno pagato l'appartamento, dove andavano al mare prima di comprare qui, che tipo di lavoro facciano i suoi genitori e quant'altro. Lo trovo quasi immorale. Non hai alcun rispetto per la privacy, ma nemmeno per l'innocenza dell'infanzia, dell'ingenuità di un bambino che avrà forse undici o dodici anni.. ti sembra giusto???"

La mia amica Missmarple:

"Primo. Come hai potuto sentire, il ragazzino (che sono più ingenua io, se lo vuoi sapere) ti ha sciorinato con entusiasmo il costo esatto fino all'ultimo centesimo quanto avevano speso: è una cosa di cui nelle famiglie si parla, dalle parti nostre. E poi mi serve per sapere quanto vale la mia, di casa: non ho saputo resistere.

Secondo. Quando mi ha detto da dove provengono, lui e i suoi, ho ritenuto  IMPRESCINDIBILE sapere quanto meno quale fosse l'attività dei suoi genitori.

Terzo. "Imprenditore" mi pareva una risposta confezionata apposta per i vicini curiosi, praticamente un'offesa alla nostra intelligenza. E secondo te mi stavo zitta? Ho DOVUTO, necessariamente, sapere che  imprenditore fosse e, per quanto tu viva nella campagna di Hansel e Gretel "macchinette per i videopoker" ti farà venire in mente qualcosa no? 

Quarto. Vedrai che tra un po' le nostre casette le rivediamo in tv... ci tocca riverniciare la facciata... pardon: ti tocca fare scorta di marzapane. Ciao Gretel.

 

 

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mercoledì, 27 febbraio 2008

Sottotitolo:

 [stanche di vedere girare per casa ogni genere di intoccabili cianfrusaglie rivestite di "sacralità familiare"?]

 Mio figlio ha dato questo nome ad un cagnolino terribile ed orribile che gira in giardino da qualche giorno.
Non è proprio il candidato ideale al concorso dei cani più orribili del mondo (www.ugliestdogs.net) tuttavia è sgraziato, puzza, e sporca con quelle sue zampacce (enormi a dispetto della sua"altezza" :  18 cm al garrese) tutto il portico, dopo essere stato nella terra a scavare ed aver tirato fuori tutto il possibile, sparpagliandolo  quà e là.   Gianluigi ha "colonizzato" il mio divano di plastica verde  su cui avevo accidentalmente  steso il favoloso Kilim, in realtà oscuro scendiletto turco,  regalato dalla moglie del cugino di mio marito.  Purtroppo dopo una settimana in cui  Gianluigi l'aveva scelto come giaciglio,  era diventato davvero difficile riconoscerlo, sotto quindici centimetri di fango, sicchè.... sono stata costretta, mio malgrado, a disfarmene, presso  discarica autorizzata...

Va da sè che il povero Gianluigi, all'immancabile domanda dell'interessata fornitrice di tappeti, verrà accusato di averlo portato chissà dove, povera bestia.  Da allora  guardo Gianluigi con occhi molto più indulgenti ma ho avuto un'illuminazione.

Avete presente la coperta lanerossi (peso asciutto: 42 kg.... peso bagnato mai rilevato) che siono stata costretta a prendermi perchè sennò mia madre  ci rimaneva male? E' stato un ottimo giaciglio per Gianluigi, prima di andare a fare compagnia al Kilim.

E la pesantissima   felpa rossa ,  quella che  fa pendant  con passamontagna e piede di porco?  Ma ssì! Anche quella è stata perfetta per l’adorato Gianluigi e lui è stato perfetto nel distruggerla ed impastarne i pezzi con terra e chessò, foglie di quercia…  Insomma ho rivalutato molto il nostro piccolo Gianluigi:  come cane da “asporto”: occorre anche a voi???

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giovedì, 14 febbraio 2008
" Mi spieghi a che ti serve il navigatore satellitare?"
"A  t-r-o-v-a-r-e   l-a   s-t-r-a-d-a,  che domande, non è che che voglio farmici la ceretta! Io devo andare a Livorno, non mi va di fermarmi mille volte a chiedere dov'è la casa di Elisa e non voglio chiedere informazioni a lei, chè   poi piglia la macchina e viene a prendermi come fossi una defy". [da  Monsieur De Lapalisse]
" Ma guarda, è semplicissimo: possibile che non ti ricordi dove sia? Eppure ci siamo stati due anni fa: tu arrivi dalla FI-PI-LI no?" [DUE anni fa... non ho parole ed infatti taccio, basita]
"ma...non so.. non mi ricordo..." [e qui comincio a pentirmi di avere cominciato il discorso]
"Poi, una volta arrivati a Quercianella, ti ricordi Quercianella? E' dove quella volta avevamo davanti un camion e dietro tre macchine e allora....bla bla bla"
"non benissimo..."  [Io cerco di essere accomodante, ma  qui non mi  si rendono le cose facili]
"Una volta superato il curvone, quello da cui si vede il mare, quello da cui avevi detto che forse potevamo scendere sugli scogli"
"No, senti io..."  [ma come si fa  a ricordarsi di quello che avrò pur detto,  sempre DUE anni fa, e del punto esatto di duemila km di costa nel quale ho pronunciato quella frase insignificante? bah]
"Ecco brava, lì giri a destra".
" Non è che abbia proprio capito... magari se vuoi mostrarmelo sulla Michelin"  [è il mio ultimo tentativo di mediazione]
"Nooo, noooo, noooo. Non ti serve a nulla, la cartina. E' troppo facile"
"Sì... ci avrei giurato, lo stavo pensando mentre pronunciavo la parola "Michelin".
"Oh insomma, mettici un po' di impegno: una volta girato a destra devi pur ricordarti che ci sono tre semafori."
" Semafori,? A Livorno? Beh...  [ Se l'è voluta...]
"Dai che cominci a ricordare, vero? Dopo il terzo semaforo, a sinistra. Percorri un paio di isolati, fai inversione...]
" Ecco, sì. ora mi sembra di ricordare..." [Mento, ovvio]
"Hai visto: lo sapevo! Sei praticamente arrivata, no?".
"Hai ragione, mi mancano solo i quattrocento km e, per favore, mi dici dove si accende, 'sto Tom Tom?, che è un'ora che sto cercando di chiedertelo?" [Roy: Bishop to king 7 : Checkmate]
Deve esserci una spiegazione genetica per tutto questo ma non voglio conoscerla.





Tyrell: The light that burns twice as bright burns half as long. And you have burned so very very brightly, Roy. Look at you. You're the prodigal son. You're quite a prize!

Roy: I've done questionable things.

Tyrell: Also extraordinary things. Revel in your time.

Roy: Nothing the god of biomechanics wouldn't let you in heaven for.



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giovedì, 07 febbraio 2008
Da G.C. Giacobbe, leggo e riporto volentieri: "Il pensiero è come un coltello: ti ci puoi imburrare il pane o tagliartici la gola. E' incredibile ma quasi tutti gli esseri umani preferiscono la seconda soluzione".
Grande no?
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lunedì, 26 novembre 2007
    C'è una frase che ha reso famosa Germana, cugina di mio padre, nella nostra famiglia. Un giorno mio padre si lamentava dei vincoli che il matrimonio impone a quegli uomini che si vantano di essere "spiriti liberi" ( e qui non apro proprio la parentesi, che è meglio) e così Germana gli disse -consolandolo e canzonandolo - "Oh, poverò Mimì - lo chiamavano così- hai avuto le donne peggiori del mondo: tua madre e tua moglie".
Mia madre, comasca in un covo di lucani, se la legò al dito ed evitò di frequentarla da quel giorno, inventando scuse volutamente poco credibili, tipo che la sarta non aveva fatto in tempo ad aggiustarle un vestito oppure si era rotta un tacco, oppure che la manicure le aveva dato appuntamento proprio quel giorno e non era certo procrastinabile.
E' incredibile che per una frase ( mia madre, dopotutto,  augurò a mia sorella, davanti a tutto il parentado del marito-ed al marito medesimo- riuniti  nella rituale scampagnata di pasquetta, di godersi le gioie di una precoce vedovanza) si perdano legami che nel passato erano praticamente sacri.
A me la frase di Germana è sempre piaciuta un mondo, confesso. E pure la riunione di famiglia:  una specie di anticipo di Natale, ma senza quella sensazione di obbligatorio che spesso rovina le feste e che ti fanno cercare un pretesto per disertarle...
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lunedì, 26 marzo 2007
Che fatica essere la sorella di una separata! Il brutto è che ho un cognato simpatico e soprattutto una nipotina molto molto "cool" che mi piace coccolare. Lei è così sicura del fatto suo che è riuscita a superare la difficile situazione inventando storie che scrive su un quaderno che io ogni tanto sbircio, sempre sotto la sua supervisione. Rivedo un po' me stessa da piccola che mi rintanavo a scribacchiare su un diario mentre dal piano di sotto arrivavano le urla dei miei. La mia nipotina è allegra  e leggera e parla di "nuvole color fantasma" e storie di neve e "candidi prati" mentre io, se mi avessero disegnato in un fumetto, avrei avuto intorno a me quelle spirali, i teschi e le ossa incrociate di Paperino quando si incazza per l'ennesima cattiveria di Zio Paperone o di Gastone...  Ho riflettutto su quanto sia saggia questa piccolina che fa spallucce se la mamma lancia l'ennesimo anatema contro il suo papà o se la nonna materna le usa qualche sgarberia! E pensare che io ancora mi ci arrabbio con la sua nonna materna, che poi sarebbe mia madre.  Lei è leggera come una nuvola e forte come una roccia. Dietro quella roccia, magari, c'è una sofferenza pensata e attraversata come si attraversa un fiume con i piedi nudi, con i sassi aguzzi che ti fanno sentire il dolore, ma alla fine si riesce a guadarlo, perchè quello che ti sostiene nel viaggio è una volontà ferrea. Ebbene la mia piccola nipotina è riuscita a trovarla, la sua volontà: sa quello che vuole e del resto non gliene importa niente. Si è costruita un guscio di acciaio che però sembra fatto di quelle sue "nuvole color fantasma" e lascia al mondo l'illusione di averla compresa. Ogni tanto ruzzola su quelle trappole che i genitori le tendono e non riesce a fare il consueto dribbling tra quelle terribili domande che le rivolge mia sorella che continua a strumentalizzarla contro il suo ex (chissà magari lui farà altrettanto, anche se non ci credo) e così la sua mamma si infuria e lei deve correre ai ripari inventando anche con lei qualcuna di quelle sue belle storie, ma alla fine riesce a sopravvivere e farsi coccolare da tutti. Le ho regalato una felpa morbida e impalpabile come lei che la aiuti a far rimbalzare tutte le cattiverie che è costretta a sentire e lei l'ha messa subito contenta per un minuto e poi se ne è dimenticata perchè non sono certo queste le cose cui lei dà peso, con tutte le nuvole che le girano intorno...
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martedì, 30 gennaio 2007

Pare davvero impossibile quanto male possano farsi le persone "amandosi". Ho davanti agli occhi due ragazzi: lei ancora al liceo, lui i primi anni di università.   "E presentamela, no?"  "Ma davvero la vuoi conoscere, chiesi io incredula, è una peste..." "Dài, non fa la strana e presentamela, prometto che poi me la vedo io".  " Ci mancherebbe altro".  E' così, a quanto mi ricordo, che cominciò. Erano così lontani dal resto del mondo: leggevano i romanzi russi,  (proprio tutti, credo) ascoltavano Radio Radicale, stavano al telefono per ore, telefonate oceaniche, una manna per l'allora Sip. Il bacio di Fossati sembrava tagliato su misura su quei due. Mi pareva di sentirlo, lui, che diceva " abbraccia la mia giacca sotto il glicine e fammi correre... che ci importa del mondo.." su una spiaggia deserta, in inverno.

Un lunghissimo amore. Gli anni passavano e lei va all'università, lui parte per il militare. Poi il lavoro, poi le prime crisi. Il fatto è che una crisi, seria intendo, doveva pur esserci, prima o poi.  Forse era il momento di  chiudere lì, in quel momento di prima crisi.  E invece, forse volando su qualcuno di quei fiori di glicine ormai caduto dalla pianta, loro continuano, rabberciando un po' quello che una volta era il loro grande amore.  Quasi a voler cercare un imprimatur del resto del mondo diventano proprio... banali, per non usare quel desueto "borghesi" che non renderebbe loro giustizia: matrimonio con vestito bianco in cattedrale e pranzottone  al ristorante con  più di duecento invitati,  luna di miele in un posto esotico e lontano...   Chissà chi dei due avrà operato quelle scelte mostruose...Ma perchè? Perchè mai avranno voluto snaturare completamente quella che era una storia così introspettiva, profonda, dai dettagli infiniti e complicati, di un equilibrio raro e sofferto, che pareva un film di  Leos Carax?  Erano due cervelli e stavano trasformandosi in corpi neri? Io, dall'esterno, li vedevo così. Forse stavano solo precipitando sulla terra, come i fiori del glicine.

Ovviamente hanno finito per separarsi e, ri frequentandoli separatamente, riesco a rivedere ciascuno dei due ragazzi. Sembrano essere passati sotto un treno e ne hanno tutti i segni. Ma quando ciascuno dei due dimentica, anche solo per un momento, il divorzio,  gli alimenti, quello-che-provo-se-solo-mi-tocca- parlarci, io ritrovo quel candore dei due ragazzi, la risata di lui e l'ingenuità di lei. Peccato che quel glicine non ci sia più. 

 

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mercoledì, 11 ottobre 2006
Mumble mumble.... qualcuno dello staff del mitiko, dunque, ha cominciato a mangiare la foglia e ora mi osserva mentre gironzolo per gli stabilimenti del prof.... mi tocca stare più attenta. PER LA CRONACA: il prof, quando lavora, normally non mangia. Questo perchè, al limite, si nutre, e poi non gli piacciono certo i biscotti bensì cioccolatini di ogni risma. Nelle pause pranzo: pizza. 
Ma ora veniamo alla Jole.  Qualche giorno fa, sui giornali ciociari è apparsa una tristissima notizia a proposito di una vecchietta che, deceduta da un paio di settimane, era stata vegliata dal suo cane. Io la notizia non l'avevo nemmeno letta, me l'hanno riferito ed ho capito immediatamente di chi poteva trattarsi: Jole.  Bergamasca, classe 1922, credo che avesse fatto la ragioniera. Le piacevano gli animali e non metteva pellicce. Elegantissima e raffinata, adorava Teo Mammuccari, ma solo per aver fatto "Libero": gli altri programmi erano "scemi". Le piaceva anche Oliviero Beha e sicuramente avrebbe lettoil suo blog, partecipandovi attivamente, se solo non fosse stata malata.  era una signora con lunghi capelli biondi, che era finita in Ciociaria per amore, anzi Amore, quello con la "A" maiuscola. Purtroppo suo marito era morto,  l'aveva lasciata sola e lei non se l'era sentita di tornare a Bergamo: la casetta l'avevano costruita con i loro sacrifici e non vedeva perchè avrebbe dovuto lasciarla. Ed infatti non l'ha lasciata neanche a quei "serpenti" dei parenti di suo marito: aveva venduto la nuda proprietà perchè aveva paura che avrebbero fatto di tutto per portargliela via. Mi raccontava di quando andava a caccia (però solo per passeggiare con i cani: chè non prendevamo mai niente) e mi mostrava il suo porto d'armi "pensi che sia ancora valido? perchè se si avvicina qualcuno, io sparo veh!". Aveva la curiosità di una bambina, la Jole. E si informava di come si fa il cemento armato, perchè si devono calcolare i ferri e perchè si prendono i provini. Un giorno le avevo raccontato che esistono dei sistemi che si mettono sotto alle fondazioni delle case per proteggerle dalle scosse sismiche. La volta successiva sapeva tutto sugli "isolatori" e mi disse che in Giappone avevano usato altri sistemi: mi chiese quale era meglio.  Probabilmente molti ingegneri che conosco ignorano completamente la problematica... La Jole voleva andare in Africa (se posso a Natale parto: voglio andare e fare qualcosa per quei bambini...)  e voleva prendere la patente: ha fatto gli esami otto o nove volte ma non gliel'hanno mai data: l'estate scorsa mi ha promesso che non ci avrebbe provato più. Un bel giorno, però, mi disse che non voleva che andassi più a trovarla. Non voleva che vedessi il progredire della sua malattia. Aveva la sua dignità, il suo amor proprio e aveva ragione, la Jole. Io me la ricorderò sempre con i suoi capelli biondi, a 84 anni. I suoi occhiali da sole di Dior, senza un filo di trucco (non mi sono mai truccata perchè non devo nascondere niente...), ed i suoi mocassini senza tacchi, la sua indipendenza ed i suoi pantaloni di tweed, i suoi occhi verde acqua che sognavano le pianure d'Africa ed avevano paura degli ignoranti e della gente cattiva. Ciao, Jole.
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lunedì, 19 dicembre 2005

"... Sto bene, Clà (udia)... E' quasi Natale ma va tutto bene, Clà. Stasera ho solo bevuto una grappa di troppo, ma va bene lo stesso. Mi fermo qui, con la grappa, Clà. Io sono sempre stato un signore, di quelli che sanno vivere, che qua ce ne sono pochi. Oggi tu mi vedi così perchè un tempo avevo mille problemi e allora forse appaio più vecchio di quanto non sia in realtà. Ma ero un bel ragazzo, sempre ben vestito, avevo  "modi" e sapevo vivere, io. Katiuscia era bella come un fiore. Era la figlia di una ricca vedova,  gelosissima di lei e della sorella. Erano due splendide ragazze, Clà, le più corteggiate della città. Eppure quando cominciai, quasi in punta di piedi, a frequentare la sua casa, la signora Luda (Ludmilla) mi accolse come un figlio. Preferiva che Katia stesse con me e che anche la piccola Alexandra frequentasse me e la mia famiglia. Alcune sere rimasi a dormire da loro. Ci permetteva di dormire nella stessa casa. Avevo vent'anni e la signora Luda mi adorava. Ma io, che non avevo problemi di soldi, mi sentivo libero come l'aria... Cominciai a frequentare la gente sbagliata. I peggiori di San Pietroburgo. Frequentavo i baroni Von Rotschild, Clà, ma pure i peggiori avanzi di galera. Però non ho mai perso me stesso. Sul mio stemma di famiglia (che non è di quelli che si comprano sui siti internet a quattro soldi) c'è il motto "Abbi cura del tuo buon nome" e questo l'ho sempre fatto. Quando la signora Ludmilla mi chiese perchè non sposavo sua figlia io mi schermii: sapevo di non poterlo fare. Clà... a me i soldi non bastavano mai. Ho conosciuto ogni genere di vizio, anche i più terrbili e volevo troppo bene a quella ragazza, avevo troppo rispetto di me stesso per sposarla e farne un'infelice. L'eroina era per me l'unica ragione di vita, ma pure annebbiato dalla droga  ho mantenuto il rispetto per me stesso, Clà... Ho sempre lavorato, ho lavorato come un matto ma non ho un soldo da parte perchè li ho spesi per tutti i miei vizi. I vizi li ho voluti e me li sono sempre pagati...   Ora però non ho più questi problemi, Clà.  Oggi è la grappa -devo averne bevuto un bicchiere di troppo, Clà- che mi sta facendo raccontare tutto questo. Ma sto bene. La grappa non è niente... E' per questo che hai visto quella signora abbracciarmi e piangere quando sono andato a salutarla, poco fa. Era Ludmilla. Sua figlia ha sposato un avvocato. Un matrimonio da favola. O almeno così doveva essere. L'ha sfruttata usando tutto il denaro di lei per andare a Cuba, in Tailandia... E' un cialtrone, un bastardo, forse è pure un pedofilo.  Lui non ha voluto figli e lei è appassita come una rosa dimenticata su un sasso dopo averla recisa. L'ha lasciata dopo dieci anni, la "mia" Katiuscia...Luda mi ha visto ben vestito, come un tempo, e gli occhi le si sono riempiti di lacrime. E' davvero strana la vita. Io ho vissuto in modo spregiudicato, come un "maudì", in maledetto, ho rinunciato alla sua figliola perchè non ne ero degno, non mi ritenevo abbastanza degno per lei  e lui l'ha buttata nel fango. Non c'è niente di più crudele del tempo se ti illudi di averne a tuo piacimento, e non c'è niente di peggio di capire quanto male hai potuto fare a qualcuno quando non puoi più rimediare... 

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giovedì, 15 dicembre 2005

Eh sì... mia carissima pattinatrice scalza. Sono tornata. Inutile dire che dopo la serata a Risiko nè il cell nè altro hano più funzionato a dovere. Per fortuna comunicavo con i miei via sms e così non abbiamo avuto batticuore. E' andato tutto benissimo.  La mia slitta con un solo cane (la mitica Kyra) è stata la protagonista di un simpatico cortometraggio che due simpaticissimi ragazzi tedeschi hanno girato! Purtroppo hanno doppiato me e la Kira in tedesco per cui ho capito che erano cose divertenti ma non ho la minima idea di cosa dicessero! Spero mi invieranno il cd così potrò procedere ad adeguata translation. Ho visitato posti che voi umani... FAVOLOSI. Ho ancora davanti agli occhi il bianco abbagliante del ghiaccio in mezzo agli abeti, i cristalli di ghiaccio appesi al pelo della Kira ed il suo fiato che riscaldava un po' il paesaggio. Non sono rimasta più a lungo perchè... devo laurà, ma mi riprometto di tornarci, con tanto di maritoz e figlioz. Però però però... questa "botta" da single mi ci voleva proprio. Sono stata coccolatissima ed ho trovato un'amica: una signora di Helsinki, della mia stessa età, che aveva quattro groenlandesi che secondo me non avevano nessuna voglia di correre e lei riusciva comunque a divertirsi fumando il sigaro e guidando la slitta!  Kira,  invece, correva eccome! Per fortuna non ha avuto problemi alla sua zampotta "contenente" i 19 pallini che le hanno sparato. Ogni tanto, però, la sollevava e allora cercavo di farla fermare per un po'. Ma lei niente! I siberiani sono davvero stoici... fino a quando vogliono LORO.  Sì perchè, ad un certo punto, cominciava a girarsi per tornare indietro e non c'era verso di farla proseguire in altre direzioni. Ho visto gli alaskan huskies, invece, continuare a correre fino a quando voleva il musher,  farsi male alle zampe, sempre contenti e pure un po' "skizzati", secondo me. La Kira, invece stava ben attenta a risparmiare le forze e non si spingeva mai molto oltre, quasi volesse essere sicura di poter tornare alla nostra tenda.  E faceva beeeeeene! infatti abbiamo beccato una bella tormenta, una mattina, e lei mi ha guardato un po', girando la testona indietro verso di me. L'ho fatta girare ed è tornata tranquillamente alla tenda. Io credevo di essermi persa:  non vedevo più i paletti della pista, volevo quasi fermarmi ed aspettare che finisse il disastro, ma poi intravedevo la sua sagoma nera che procedeva ciondolante senza spaventarsi e l'ho lasciata fare. 

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giovedì, 08 dicembre 2005

28 novembre 

Me lo diceva, la mia mamma, che in Finlandia ci si deve andare d'estate! Io continuavo a cercare di farle capire che la slitta necessita per sua natura di neve, ma lei niente: d'estate è meglio... vacci d'estate che ci vengo anch'io. Deve essere stata quest'ultima minaccia ad averci spinto, me e la cana, a scappare in novembre e venire quaggiù. Alura! Qui funziona così: io e la Kyra cerchiamo di darci un contegno, alzandoci la mattina verso le otto (temperature assolutamente fuori dalla grazia di Dio, ma questo lo sapevamo) e allontanandoci dal bivacco per andare dietro a qualche abete a fare i nostri bisognini (a turno... l'altra fa il palo, più o meno). Kyra dorme sempre nella mia tenda, per cui i cani "altri" non sanno più se annusare me o annusare lei... ma pazienza: non posso sprecare Penhaligon per questi selvaggi del circolo polare, no?  Con un pò di neve riesco ad utilizzare il latte detergente ed apparire più umana che canide (almeno spero) e quando ritorno alla tenda mi sento, eufemisticamente,  fresca a pulita. Alle otto e mezza è buio quasi pesto. GLi altri dormono tutti come ghiri, anche per via dalla birra che la sera la fa da vera star. I loro cani però dormono fuori, visto che le altre mute sono formate da almeno sei cagnoni. Sono tutti bellissimi, addormentati nella neve su qualche coperta di incerata. Entro nella mia tenda e Kyra mi segue, faccio il caffè soprattutto per scaldarmi un po'. Qualcuno dovrà spiegarmi come fare capire al mio cane che è un cane da slitta e che non può portarsi la ciotola dei croccantini nella tenda...Sono qui che sorseggio il caffè sovrappensiero quando sento rumori indistinti ed un "hello" che precede l'ingresso di una delle due danesi. Capisco al volo che ha sentito il caffè e me ne chiede un po'. Kyra la annusa,  poi se ne torna schifata dalle sue crocchette. Anne, la danese, non è uno spettacolo entusiasmante, a colazione. Chissà come devo essere io, in questo momento! Lei naturalmente indossa una tshirt e se ne frega dei diversi gradi sotto zero, ma mima un semi assideramento. chissà perchè se ne va in giro con la tshirt, allora. Misteri del circolo polare. Fare conversazione è bello, comunque: oggi ci sarà un'altra nevicata. Eh sì! Il tempo è davvero pessimo. Dopo posso andare a trovarle nella loro tenda, così giochiamo tutti insieme a Risiko. Un tempo avevo un fidanzato cui piaceva giocare a Risiko, e pure a poker, a chemin de fer, a scalaquaranta, a tombola, alla roulette... Sarà diventato un truffatore professionista, direte voi. No, é un magistrato. Pensa la vita com'è bella!  Dovevo imparare allora, come si gioca a risiko. E io penso alla mia mamma che se ne sta a Formia a fare passeggiate sul lungomare e alla prospettiva di passare una giornata con Anne e quella-che-non-ho-capito-ancora -come -si -chiama, a giocare a Risiko! Esco a piantare nella neve il bastone che servirà a tenere kyra legata mentre vado nella tenda made in Denmark...

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martedì, 06 dicembre 2005

20 novembre

Eh sì. Finalmente siamo partite. Io e la "cana", naturalmente. Abbiamo preparato uno zaino per me ed una piccola borsa che lei può portare sul dorso e abbiamo cominciato il nostro primo viaggio. La prima tappa è Livigno: l'husky village, per la precisione. Voglio provare alcune attrezzature che mi hanno suggerito e poi via: destinazione Finlandia. Dovrei raggiungerla in tre o quattro giorni, non ho fretta. Lei adora viaggiare e non credo mi darà problemi.

23 novembre

Abbiamo lasciato Livigno ed il passo del Foscagno mentre nevicava. Il soggiorno è stato favoloso e naturalmente non mi sono fatta mancare nulla dell'ospitalità dell'Alta Valtellina (che mi piace sempre di più...). Ho comprato una marea di creme e cremine per proteggermi dal freddo. La "cana" è felice ed ogni tanto solleva la neve con il suo nasone: chissà forse nella speranza di trovarci qualcosa, lì sotto. Ora che siamo lontane da tutto quello che conosciamo pare persino più obbediente, che per una husky è tutto dire! Ho sentito mio figlio e mio marito. Sembrano così lontani!    Mi hanno promesso di prendere un volo per Helsinki per stare insieme a Natale.  Ma io non lo so ancora, dove sarò "esattamente", a Natale...

27 novembre

Finlandia! Ci siamo! Finalmente possiamo lasciare la macchina e prendere  la slitta. Peccato che il tempo sia davvero inclemente.  Ho provato il telefono ed il pc portatile: pare che tutto funzioni a dovere: questo post ne è la prova. Speriamo che le attrezzature non diano forfait sul ghiaccio. L'idea di testare tutto a Livigno (ma quanto mi manca...) è stata di Edoardo e a quanto pare ha dato buoni risultati.  L'unica cosa che non mi è riuscita è stato di far correre la kyra con la muta dell'husky village, visto che ha un caratteraccio. Qui è da sola. Ho provato nel pomeriggio ad attaccarla alla slitta e lei non ha battuto ciglio: sembrava non aspettasse altro. Abbiamo percorso i nostri primissimi due chilometri  ed abbiamo montato la tenda. Lei doveva dormire fuori ma ad un certo punto è entrata, con i suoi 38 gradi di temperatura e non mi sono sognata affatto di farla uscire: in questo momento mi sta scaldando i piedi! Qui vicino a noi è pieno di tende e di cani da slitta. Io che pensavo di essere da sola tra i ghiacci mi ritrovo in una sorta di Elefantentreffen con i cani al posto delle moto. Ho fatto amicizia con due ragazze danesi che hanno una muta con sei  cani e sono molto esperte. Mi daranno una mano, hanno detto. Sono molto divertite dal carattere di Kyra, che ha cercato di "montare" il loro cane leader. Loro hanno degli alaskan huskies che mi paiono mingherlini e nervosissimi, abbaiano come pazzi e si mordicchiano tra loro. Anche per questo tengo Kyra dentro la tenda. 'notte... 

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martedì, 11 ottobre 2005

Tra qualche giorno finirà la nostra vendemmia e ce ne staremo in mezzo alla vigna a contemplare insieme quelle foglie ora ingiallite, ora arrossate dall'autunno, mai stanchi di respirare l'aria che sa già di pioggia e di camini accesi.  Prima del temporale staremo sdraiati sull'erba a chiacchierare e poi cammineremo alla ricerca di noci e di castagne, incuranti delle prime grosse gocce e del fango sui nostri stivali. Ascolteremo insieme il fruscio delle foglie  bagnate dei pioppi agitate dal vento ed il canto di qualche passero che ci accompagnerà fino a casa.

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martedì, 02 agosto 2005

Università di Roma "La Sapienza". Una torrida giornata di luglio, un po' come quelle che abbiamo avuto anche quest'anno, ma tanto, tantissimo tempo fa. Ero stanchissima per l'ennesima revisione al mio progetto per l'esame di progettazione che si era protratta ben oltre le due ore di lezione, finendo sul prato di Villa Borghese per distendermi insieme al mio amico Sandro che divideva l'esame e gli oneri che ne derivavano con me. Il mio cellulare squilla e leggo il nome di mio padre. Gli universitari fuori sede sono sempre felici di ricevere telefonate da casa ma io lo ero in modo particolare se chi telefonava era mio padre. " Dimmi, papà!"
"Sono a Roma, alla Regione. Una conferenza per il Comitato Tecnico di Controllo, ma dovrei finire prestissimo, e così mi chiedevo se volessi venire a pranzo con me..."
"Certo! Vado a casa a posare i disegni e arrivo!"
" Ti aspetto e và piano col motorino!".
I disegni li lasciai a Sandro, per non fare troppo tardi. Inforcai il motorino e in un attimo arrivai sul lungotevere, percorrendolo allegra per il solo pensiero di poter pranzare con lui.Roma non è distante dalla nostra città, quindi papà lo vedevo ogni fine settimana. Ma pranzare con lui a Roma era sempre piacevole e poi avevo una fame... La Regione, il motorino sul marciapiede con la catena... il controllo della carta d'identità... Ho appuntamento con l'ingegnere M., dovrebbe essere nella sala... La conferenza era finita e lui mi venne incontro tranquillo e sorridente. Che bello poterlo vedere qui a Roma... mi avrebbe dato un po' di soldini (che mi facevano sempre comodo) e mi avrebbe portato in un bel ristorante... Lontano da mia madre e i suoi strilli. Io non andavo molto daccordo con lei. La decisione di andare a vivere per i fatti miei l'avevo presa anche per starle lontano. Per trovare un po' di serenità andando via da quella casa ordinatissima in cui non c'era proprio posto per il mio disordine.
La casa in cui arrivavano i suoi vestiti tagliati dalla sarta, le sue pellicce. I suoi capelli cortissimi e sempre a posto. Le sue sigarette e le sue scarpe altissime.
Mio padre era diverso e cercava di capirmi, di darmi fiducia, di starmi vicino, a modo suo, senza mai prendere posizione contro mia madre...
Mi salutò e mi presentò l'ingegner questo, il geometra quest'altro, il signor Tizio e la signora Caio... La sala conferenze si andava svuotando e gli intervenuti arrivavano alla spicciolata. "Vuoi gli atti del convegno?, potrebbero interessarti magari: da' un'occhiata alle cartelline..." " Sì, grazie!" In fondo anche mio padre aveva partecipato alla stesura, no? Quindi ero più che orgogliosa di avere la mia copia..." E poi arrivò lei. Controluce vidi una figura piuttosto snella, con i capelli raccolti in una coda di cavallo che ondeggiava mentre si muoveva. Era allegra, con due orecchini di perla, una camicia bianca ed un paio di jeans chiari. Ai piedi dei mocassini blu. Bionda e carina senza un filo di trucco. Semplice e allegra... Si avvicinò allegra a mio padre e gli cinse la vita con un braccio e poi lo baciò... sulla bocca, mentre lui le cingeva la vita a sua volta non riuscendo a nascondere l'imbarazzo.... "Architetto... Le presento Francesca...." "Ciao, Francesca... Ora io e te, però, scappiamo via: ho una gran voglia di mangiare una bella pastasciutta eh?"
BUIO. La corona di sole intorno ai suoi capelli che ondeggiano con la coda di cavallo. i jeans ed il rumore ovattato dei mocassini sulla moquette... "Sì... Io vi lascio perchè ho lezione di storia dell'architettura, tra un po'..."
Non andai al ristorante, con mio padre, quel giorno. E fu per colpa di quella luce racchiusa da una camicia bianca che apparve così all'improvviso e di cui lui non mi parlò perchè io non glielo chiesi mai. Ero indubbiamente sconvolta dell'accaduto ma ero contenta che lui avesse vissuto quella storia di capelli raccolti e orecchini di perla. Di semplicità e di allegria. Una sera me ne parlò. Erano passati anni e io non volevo sapere. Ma lui mi disse che a volte la vita è meravigliosa ma non si può dirlo a nessuno... Chè sennò sparisce... E che guardare un cielo al tramonto con una persona che ami è il più grande dei tesori...
Lui ora non c'è più. Di lei non ho mai saputo il nome, ma so che gli ha voluto bene e per una figlia che adorava suo padre questo è ciò che conta. A volte mi chiedo se lei sappia oppure dove sia... Ma credo che quella luce sia sparita per sempre, insieme a mio padre...

Chissà perchè le cose che uno non ha mai raccontato a nessuno finiscono su un blog... Bah!

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mercoledì, 27 luglio 2005

Lo sapete perché noi bavoni siamo bvavi a giocave a biliavdo? Pevché abbiamo dimestichezza con le palle!!!

Apro e chiudo la parente... Totò è sempre Totò

postato da: indolemolesta alle ore 16:02 | Permalink | commenti
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