Nella mia casa i ragni sono intoccabili. Ogni tanto tiro via le ragnatele, che trovo piene di minuscoli moscerini mentre il ragno corre a rifugiarsi poco lontano: quando ho finito lascio che ricominci a tessere la sua tela, che si riempirà nuovamente di minuscole creature, che io toglierò… e così via. Fantastiche creature, i ragni, delicate e pazienti e, al contempo, predatrici determinate e implacabili: una sintesi di delicatezza e di forza, di pericolo e protezione. Quando la mia amica GB mi ha chiesto di accompagnarla a Napoli per vedere la prima mostra organizzata in Italia delle opere di Louise Bourgeois le ho chiesto: “La Bourgeois? E’ quella dei ragni?” e siamo partite subito. Abbiamo percorso a piedi il tragitto dalla stazione di Piazza Garibaldi al museo di Capodimonte (abituate alle lunghe passeggiare con le nostre cagnone), ammirato fontane e chiese del Seicento e vicoli e scalinate illuminate dalla bella giornata di sole. Abbiamo pure bevuto quel caffè che quando lo bevi con un napoletano, magari a Roma o a Milano o in qualsiasi altro posto del mondo, foss’anche nella favolosa città di Moka, immancabilmente, ti dice: “beh-non-è-come-quello-che-fanno-a-Napoli”. La mostra comincia con il secondo pezzo più bello: Maman, il ragnone alto nove metri che occupa uno dei cortili dello splendido palazzo di Capodimonte. Se ne sta lì, con le sue zampone di acciaio nere e lucide e noti che hanno fatto dei buchi sul basolato per installarlo. Le didascalie spiegano che la “maman” dell’artista era una tessitrice ed in quel ragno, Louise Bourgeois vede la sua mamma, paziente delicata, un’amica in cui cercare protezione. Cammino sotto le zampone della ragnona e vedo le numerose uova di marmo di Carrara bianche: appaiono dentro la sacca che l’artista ha forgiato con delicatezza, una rete robusta e nera che protegge quelle uova candide e fragili. Maman s’impadronisce degli spazi, prepotente e bellissima: i visitatori ne sono proprio intimoriti. Sebbene lo spazio libero da Maman sia certamente esiguo tutti girano intorno alla ragnona e nessuno osa avventurarsi sotto le zampone. Aracnofobia? Maybe. Io so che il cortile visto da sotto a quelle zampone è bellissimo e mi sembra di essere protetta da una corazza. E non riesco a capire perché mai nessuno passa in mezzo alle gambe di Maman (rileggo quest’ultima frase e mi accorgo che avrei dovuto scrivere “zampe”). Non riusciamo a spostarci da lì; GB decide di scrivere ancora qualche appunto ed io rispondo a una telefonata restando sotto la Maman: “Che bello sentire la tua voce, da qui”. La “sala Raffaello Causa” contiene le opere “sospese” della Bourgeois. E’ tutto un ruotare di corpi sospesi nel vuoto (per vostra sicurezza raccomandiamo di non passarci sotto…). l’Arch of Hysteria è al centro, dorato e lucido, un corpo senza testa inarcato come a fare una capriola al’indietro a formare un cerchio mentre i piedi e le mani si uniscono, una creatura che reagisce alla stasi, all’immobilità, alla rassegnazione e cambia ad ogni istante: provi a fotografarlo nella tua mente e lui ha già cambiato posizione perché ruota appeso a quel filo. E’ la vita che si muove, opposta alla morte dell’immobilità. Nella stessa sala, però, la Bourgeois continua a svelarci il suo senso della protezione, della casa: due bozzoli di acciaio, formati da tubi che si avvolgono a spirale sembrano nidi (di ragno?) e ci sono altri nidi, bozzoli… E poi le parti del corpo in gomma (legs), più arredamento che scultura. Tutto è sospeso, anche quelle maledette teste di alluminio rivestite di stoffe, quei manichini di spugna, di piccoli pezzetti di stoffe che se ne stanno appese, teste all’ingiù, inquietanti come l’idea di morte che ispirano. Brutte, piccole e brutte. Niente a che fare con Maman. Signora Bourgeois, mi dica: perché ha smesso di forgiare i suoi meravigliosi ragni? In fondo alla sala c’è un video in cui Lei parla, ma non so cosa dica perché non m’interessa sentirla: un artista non ha che le sue opere per parlare. Ci allontaniamo pensando che la mostra sia finita. E invece no. La signora novantasettenne ha scelto Capodimonte, lontano dai circuiti “artistici” più convenzionali perché ha voluto inserire le sue opere tra quelle custodite nello splendido scrigno del palazzo. E’ stato come voler dire: “Tu, mia cara, sei venuta qua a vedere le mie opere, imprigionata nella tela di Maman che sapevo quanto ti piacesse, ed io ti farò capire quanto sei scema”. Eh sì. A Capodimonte c’è Luca Signorelli, Giorgio Vasari, il Pontormo… uno splendido Caravaggio e tu cosa vai a cercare? Le piccole bambole di alluminio di Louise Bourgeois, rivestite di stoffe multicolori. Non ci sono teche a custodire le tele di Raffaello Sanzio (eh sì: c’è pure lui), ma ci sono vetri blindati a custodire una specie di bambolotto che raffigura una femme incinta di sì e no trenta centimetri, in alluminio rivestito di una stoffetta rosa che sembra una specie di Barbie dei poveri, con il bambino visibile nella pancia di tulle. I bambolotti di Louise sono parecchi e piuttosto ridicoli in questa installazione, tra un Lanfranco e la bellissima “parabola del cieco” di Peter Bruegel il Vecchio (ragazza: vogliamo scherzare?). “E non fare tante storie, perché, se non era per Maman, nemmeno lo sapevi che c’era il Bruegel dei Contadini a Capodimonte” penso tra me e me. Giriamo tutto il primo piano della mostra. Ogni tanto le opere della Bourgeois appaiono in mezzo ad una tela del Settecento, una scultura del rinascimento, un salottino di porcellana (ma per che cosa l’avranno usato, i Borboni, quello splendido, peccaminoso, salottino?): ci paiono più che altro imbarazzanti. Per fortuna, tra un bambolotto e dei quadretti tipo bricolage appare, perse ormai le speranze, l’opera più bella. Stavolta per l’installazione non hanno deturpato lo splendido parquet ma l’hanno appoggiato su una pedana, tra gli arazzi che sembra avere tessuto lui stesso. E’ questo, secondo me, il pezzo più bello della mostra. Al secondo piano, quasi al buio, proprio come farebbe se fosse vero, c’è il meraviglioso “Crouching spider”, il ragno che sembra muoversi pronto a rannicchiarsi (o attaccare?) bellissimo, contorto, grande. Io e GB decidiamo di andarcene, prima di imbatterci in un altro bambolotto di pezza rosa. Bellissimi i ragni, bellissimo il palazzo: Madame Bourgeois, please, continui con i suoi ragnoni.